Vi è mai capitato di stare veramente bene con una persona, arrivare ad avere dei progetti per il futuro insieme, sentirsi “completi” con quella persona accanto, che scherza con voi, ride con voi, piange con voi, cerca di consolarvi quando siete tristi, di tirarvi su quando siete abbattuti, di tranquillizzarvi quando siete agitati, di placarvi quando siete incazzati, e anche voi vi sentite in dovere, e vi fa piacere farlo, di comportarvi(o almeno cercare di farlo) nello stesso modo?
Di provare per quella persona una sensazione che non vi sapete spiegare, ma che aumenta quando le state accanto, e non se ne va nemmeno quando siete in luoghi diversi; e di rendervi conto che quando la vedete con altri uomini, anche se sapete che sono solo amici, anche se vi fidate ciecamente, sentite montare una sorta di impulso dentro di voi, che cercate(chi più chi meno) di tenere dentro e di non far uscire per paura di danneggiare la sua libertà?
Di sentirvi vicini ad una persona, pur sapendo che state in due “mondi” completamente diversi, magari anche poco compatibili fra di loro, e di cercare di avvicinare i due mondi il più possibile, a volte di farli incrociare, a volte di farli correre paralleli, pur di non allontanarvi da lei?
Di piegare le leggi della matematica, della fisica, i dettami della religione, i fatti della storia, solo per riuscire a stare due minuti in più vicino a lei?
Sembra di camminare in un prato di erba verde, vi girate da un lato e vedete una piccola pineta poco folta, in diversi punti si vede il sole che arriva ad illuminare il terreno, vi girate dall’altro e scorgete a breve distanza la spiaggia con qualche palma qua e la; poco più avanti il mare, con un paio di isolette al largo, il vento che vi soffia nei capelli, il sole che vi scalda la pelle.
E poi, quando tutto finisce, restate con un vuoto dentro, una scia di leggi fisiche incongruenti, una serie di fatti storici amputati, un vuoto dentro, un turbinare di piani di esistenza che si incrociano, una fila di eventi di due mondi separati avvicinati con la forza, un vuoto dentro, una sensazione che non vi sapevate spiegare che non vuole saperne di andarsene come ha fatto quella persona, un impulso che nonostante logicamente sappiate che non vi riguarda più, resta li e vi martella, essendo a conoscenza del fatto che comunque lei esce con altre persone, un vuoto dentro, una lista di progetti incompiuti, una serie di istantanee di un futuro che si dissolve, ma che resta pienamente visibile, un vuoto dentro.
Non siete più completi.
Manca qualcosa.
Quando vi arrabbiate non c’è nessuno che vi faccia presente che non ne vale la pena, quando vi agitate non c’è nessuno che vi dica che non ce n’è motivo, quando siete abbattuti vi dovete rialzare da soli, quando siete tristi lo siete da soli, e questo vi rende ancora più tristi, quando piangete lo fate da soli, e questo vi fa piangere ancora di più.
Non ridete più.
Non scherzate più.
Manca qualcosa.
E si riparte, quando non avete nessuna voglia di ripartire, riuscite a rialzarvi da soli, riuscite a trovare persone che anche se non hanno un legame così forte con voi, vogliono starvi vicino, cercano di tirarvi su, vi aiutano a rimettervi in piedi, con estrema fatica da parte loro e vostra, mentre sarebbe bastata una parola o uno sguardo di lei.
Quando non riuscite a vedere oltre la scura nebbia che avvolge il vostro presente e il vostro futuro, quando non siete più sicuri che ci sia un futuro, quando non volete avere a che fare con il futuro, quando non volete avere a che fare con il presente, quando non sapete se volete averlo un futuro.
Nonostante tutto si riparte, un passo alla volta, sembra di camminare nel fango alto fino al ginocchio, ogni passo vi è più pesante di quello prima, anche a causa della fitta pioggia; non riuscite a vedere oltre un metro davanti a voi a causa del buio e della nebbia, vi girate indietro a guardare e vedete senza problemi qualche chilometro, il fango finisce a un paio di metri da voi e inizia l’erba, gli alberi contorti fanno spazio a dei bei tronchi dritti e puliti, fra le fronde degli alberi un po’ più indietro filtra il sole, e guardando più lontano si vede la spiaggia e il mare; vi girate e cercate di fare un passo indietro, ma incontrate un muro invisibile che impedisce di muoversi.
L’unica via è in avanti.
Si riparte, un passo alla volta, fango, pioggia, buio, nebbia…
In fondo è solo un altro bellissimo capitolo chiuso con un finale tragico, quanti ne serviranno per poterne avere uno con un lieto fine?
Un altro passo, su, un altro passo…
Fango…
Pioggia…
Buio…
Nebbia…
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minchia, le tue descrizioni mi fanno troppa paura. Forse è perché sono così reali
Forse è perchè a volte mi sento proprio come se fossi li, in questo modo ho come una sorta di “ricordo” della situazione (Vedi “Valenti memorie”
)
Stay up, la vita la si deve sempre vivere da soli, se ci si appoggia ad altri si finisce per stare male. Sempre. Se decidi per lo stare qualcun altro, cerca sempre di limitare il coinvolgimento, sentilo sempre come se si trattasse solo di camminare per un pò con affianco qualcuno. Anche se ormai è troppo tardi, credo, mi sento in dovere di dirti ciò.
grazie del consiglio, sharp, ma credo che non lo seguirò; sono dell’avviso, anche se quello che sto passando ora non mi piace, che comunque quello che ho passato mentre “mi appoggiavo a quella persona” come lo definisci tu, è stato uno dei periodi migliori della mia vita, se pure è finito (e non crediate che mi dia per vinto così facilmente, vedremo se è veramente finito del tutto), ne è valsa la pena di averlo vissuto, e ne è valsa la pena anche di stare male come sto ora…
Io preferisco non stare male per colpa altrui, se quell’altrui non è il dentista :’D alla fin fine, per quanto sia bello un periodo, la dipendenza non mi piace per nulla.