Diario di Kel Aylin – Continua

Spazio Argon, finalmente! O potrei dire “Casa dolce casa”, ma io una casa non l’ho mai avuta, sono cresciuto nello spazio profondo, rimbalzando fra cargo e incrociatori, inseguendo una volta una cameriera, una volta un cacciatore di taglie, per poi finire al soldo di un capitano che ho poi scoperto esser stato in guerra al fianco di mio padre, del mio vero padre, quella testa di cazzo che mi ha venduto a una banda di pirati quando ero piccolo, e che ho giurato a me stesso che avrei ritrovato, giusto per fargli vedere cosa significa avere un briciolo di responsabilità.

La perdita della Revenant non ha causato solo lo scioglimento del gruppo da battaglia che la supportava (che fra l’altro è stato praticamente distrutto prima di lei), ma ha decretato l’annientamento di una banda di pirati, fino a due ore fa conosciuta come “I Venom”. Le uniche due cose che rimangono di quella banda sono l’intercettore in cui sono seduto io, e la corvetta che sta scortando i due trasporti medi TP che abbiamo “recuperato” dagli Split.

Una delle cose che ho imparato dal mio ex-capitano è di non fidarsi dei miei compagni di banda, ed io non farò certo quest’errore.

Eccoci in avvicinamento al jumpgate per Farnham’s Legend, comunico alla classe Centaur che mi metto in coda, come retroguardia, e che starò un po’ nel settore per vedere se gli Split ci inseguono; faccio combaciare alle mie parole i fatti, poi quando la Tendril e i due TP sono entrati nel portale, un bel 180 e via a tutta velocità verso il jumpgate che mi porterà a President’s End, dove cercherò di pensare a cosa fare della mia vita, ora che ho avuto l’occasione di ricominciare da capo.

Diario di Kel Aylin – Data terrestre 03/05/2975

President’s End, il posto ideale dove nascondersi per un po’; tutte queste carcasse di stazioni spaziali e tutte quelle navi da carico che passano, nessuno mi noterà se mi metto per un po’ da una parte, all’ombra di un pannello solare bruciato.
Resto qui, aspettando e pensando, cosa posso fare? Ho al mio attivo solo un M5 Discoverer, disarmato e con un solo banco di scudi, non è affatto sufficiente per fare qualsiasi cosa, per non parlare del mio conto corrente, che contiene nemmeno 3000 miseri crediti, inutili perfino per acquistare un emettitore di raggi a impulso.

L’attesa di più di 4 ore dopo un po’ si fa fruttuosa, uno scontro a meno di 3 km da dove sono stazionato, una banda di pirati che si scontra con una pattuglia di confine Argon, i pirati hanno pure un TS, un trasporto leggero classe Mercury.
Qualche colpo di acceleratori di plasma, e la pattuglia Argon fa un rapido lavoretto dei due caccia leggeri M4 pirata, dopodichè si avventa sul trasporto, il cui pilota decide (per mia fortuna) di tirare la leva di espulsione un po’ presto, e lascia il suo TS alla ricerca di una via di fuga; i due caccia si fermano, agganciano lo sfortunato pilota, e mentre uno di essi lo trasporta via, l’altro sospinge delicatamente il TS fuori dalla rotta principale, programmando la rotta con cura affinchè vada a schiantarsi su una delle carcasse.

E’ il mio momento, attendo che i “poliziotti” si siano allontanati, scatto e mi libero dalla carcassa in cui mi ero nascosto avvicinandomi rapidamente al TS, imposto il computer del mio Discoverer in modo da seguire al passo il TS che sta derivando verso un pilone semi bruciato; esco dalla calotta con la mia tuta spaziale, dandomi una breve spinta con i piedi verso il trasporto, spinta dalla quale il mio caccia si riprende immediatamente grazie al computer di navigazione; raggiungo in una manciata di secondi, o per meglio dire sbatto contro la paratia laterale del trasporto, lotto un po’ per aprire il portello esterno dell’airlock e ce la faccio, una volta dentro scopro che il trasporto ha ancora energia, quindi do il comando di chiudere l’airlock e di compensare.

Oltrepassato l’airlock, mi fiondo attraverso la zona alloggio verso la cabina di pilotaggio, arrivo sulla sedia del pilota e mi guardo intorno: ho potenza ai motori, e il pilone è a meno di 6 metri. Agisco rapidamente, non posso fermare la deriva perchè andrei a sbattere contro il mio Discoverer, quindi do tutta potenza ai motori.

Tutta potenza ai motori di un TS significa più o meno una accelerazione costante di 1 m/s2, sommata alla velocità trasversale e alla lunghezza del trasporto, diciamo che mi è andata bene se ho solo grattato la vernice contro il pilone; se non altro ho un Mercury da far fruttare ora, anche solo a venderlo un paio di centoni li recupero.

Fermo i motori, ordino al Discoverer attraverso la console di comando di fermarsi, e controllo lo stato del Mercury: gli scudi stanno risalendo, questo significa che non sono stati danneggiati, lo scafo è aperto in due punti, ma i campi di forza di emergenza sembrano saldi e tengono, il carburante è più che sufficiente per fare almeno 15-16 settori, e ho pure guadagnato un paio di emettitori di raggi a impulsi, che penso subito di montare sul mio M5; un momento! ma la stiva?
Un rapido trasferimento attraverso la sezione alloggio e mi ritrovo davanti alla porta della stiva, che ovviamente mi dice che non c’è aria nella zona carico; apro il pannello di comando, un paio di cavi tagliati e rimessi a posto in altre posizioni e il pannello è convinto di avere a che fare con il vero proprietario del cargo, per cui accetta senza remore il mio comando di “ispezione carico”, pompando ettolitri di aria dai serbatoi verso l’airlock interno.

Una decina di secondi dopo, sono dentro la zona cargo, nella mia tuta spaziale, fregandomi i guanti assieme: ho avuto MOLTA più fortuna di quanto pensassi.

Continua…

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