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03 – La via del pirata

Posted in: Space Madness by Al O'Nerd on gennaio 30, 2009

Diario di Kel Aylin – Continua

Armi, ecco di cos’era pieno il TS, armi per fanteria, armi per mezzi corazzati e anche qualche arma per astronavi, a sufficienza per equipaggiare le mie due astronavi, e per venderne anche un po’; così, layout armi completo sul Discoverer, un paio di cannoni sul Mercury, mi avvio per le riparazioni verso il primo cantiere navale che trovo, guarda caso ce n’è uno in Cloudbase South East, che non è affatto lontano…

La vendita del materiale nella stiva alla stazione commerciale, e delle armi in eccesso alla stazione di equipaggiamento mi frutta un centino tondo tondo, così mi dirigo baldanzoso verso il cantiere navale, riparare il Mercury mi costa intorno ai 60k, mentre a venderlo ci prendo 210k, scelgo di ripararlo; corsettina nel mio Discoverer alla fabbrica di scudi vicina, e mi prendo anche altri due banchi di scudi per il mio caccia.

Diario di Kel Aylin – Data terrestre 12/05/2975

Ora si può parlare di fare un po’ i pirati…

Fortunatamente non sempre “pirata” equivale a “criminale”, e scelgo, almeno per l’inizio, una via piratesca che sia al limite della legge Argon, visto che comunque resterò per un po’ nello spazio Argon.

Mando il mio TS ad attraccare al quartier generale della TerraCorp, per attendere il momento in cui avrò abbastanza soldi per equipaggiarlo a dovere, e mi porto nel settore più vicino che non sia spazio Argon, Farnham’s Legend; li giro un po’ per il settore, scansionando cargo a destra e a sinistra, controllando astronavi e convogli, finchè non ne trovo uno che fa al caso mio: un classe TS Teladi pieno di cristalli, con solo due droni da combattimento nella stiva.

Considerato che i cristalli vengono venduti a una media di 1200 crediti al pezzo, una stiva di 370 pezzi mi frutterebbe non poco, per cui inizio richiamando il mio TS, che mi servirà fra poco, e seguendo il trasporto, aspetto che nel settore non ci siano pattuglie. Non appena l’ultima nave Teladi è uscita dal Jumpgate, apro le comunicazioni con il mio bersaglio e chiedo la resa, non si sa mai che accetti prima di rischiare la vita… Ovviamente mi risponde in senso negativo, cerca pure di sfottermi! Va bene, se l’è cercata…

Apro il fuoco sul TS, che istantaneamente risponde al fuoco.
Merda, mi ero dimenticato della torretta posteriore!
Mi sposto, comincio ad attaccarlo dai lati, noto che in un paio di colpi mi ha già steso lo scudo di un buon 40% e che ha sganciato i due droni.

Ora, un drone da combattimento Teladi fa una media di 330 m/s, il mio Discoverer arriva tranquillo tranquillo fino a 400 m/s, quindi non appena i due droni si attivano, applico la tattica RSLG (Run Screaming Like a Girl), e mi porto fuori dalla loro linea di tiro, giro intorno a un grosso asteroide e noto con piacere che hanno scelto di dividersi: uno mi segue e l’altro vuole fare il giro largo; questo mi da una decina di secondi in cui posso vedermela con uno solo dei due, scelgo quello che mi segue: un rapido 180° e lo porto nel mirino, è oltre l’orizzonte dell’asteroide e fuori dalla portata delle mie armi, per cui mi preparo a un testa a testa…

Continua…

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L’inettitudine

Posted in: Blog by Al O'Nerd on gennaio 22, 2009

Ho appena scoperto che posso crearmi i programmi che voglio per il palmare, semplicemente scaricando Lazarus (IDE per FreePascal) e il suo compilatore cross-platform per ARM, in quanto in FreePascal ci sono le librerie per interfacciarsi alle API di Windows Mobile fino alla versione 5; quindi vi potete immaginare il danno che questa scoperta ha causato alle mie ore di sonno…

In ogni caso, la prima nottata è stata persa a cercare di convincere il palmare a mandarmi una applicazione a tutto schermo, ovviamente senza riuscirci; vedremo prossimamente come andrà a finire…

Se avete richieste per programmi da sviluppare per Pocket PC o Smartphone, sarò lieto di sentirle (senza ovviamente promettere che riuscirò a soddisfarle), basta che non implichino l’uso totale dello schermo, per il momento il menu di windows mobile resta li dov’è.

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Alleluia

Posted in: Blog by Al O'Nerd on gennaio 16, 2009

Finalmente la storia si conclude, dopo almeno altre 6 telefonate, e altri 20 giorni, alla fine mi arriva la lampada per il proiettore!
Tralasciamo lo stato in cui è arrivata, l’ho dovuta smontare e rimontare, ma alla fine l’ho installata nel proiettore e funziona, quindi stavolta tutto bene!

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02 – Un nuovo inizio

Posted in: Space Madness by Al O'Nerd on gennaio 06, 2009

Diario di Kel Aylin – Continua

Spazio Argon, finalmente! O potrei dire “Casa dolce casa”, ma io una casa non l’ho mai avuta, sono cresciuto nello spazio profondo, rimbalzando fra cargo e incrociatori, inseguendo una volta una cameriera, una volta un cacciatore di taglie, per poi finire al soldo di un capitano che ho poi scoperto esser stato in guerra al fianco di mio padre, del mio vero padre, quella testa di cazzo che mi ha venduto a una banda di pirati quando ero piccolo, e che ho giurato a me stesso che avrei ritrovato, giusto per fargli vedere cosa significa avere un briciolo di responsabilità.

La perdita della Revenant non ha causato solo lo scioglimento del gruppo da battaglia che la supportava (che fra l’altro è stato praticamente distrutto prima di lei), ma ha decretato l’annientamento di una banda di pirati, fino a due ore fa conosciuta come “I Venom”. Le uniche due cose che rimangono di quella banda sono l’intercettore in cui sono seduto io, e la corvetta che sta scortando i due trasporti medi TP che abbiamo “recuperato” dagli Split.

Una delle cose che ho imparato dal mio ex-capitano è di non fidarsi dei miei compagni di banda, ed io non farò certo quest’errore.

Eccoci in avvicinamento al jumpgate per Farnham’s Legend, comunico alla classe Centaur che mi metto in coda, come retroguardia, e che starò un po’ nel settore per vedere se gli Split ci inseguono; faccio combaciare alle mie parole i fatti, poi quando la Tendril e i due TP sono entrati nel portale, un bel 180 e via a tutta velocità verso il jumpgate che mi porterà a President’s End, dove cercherò di pensare a cosa fare della mia vita, ora che ho avuto l’occasione di ricominciare da capo.

Diario di Kel Aylin – Data terrestre 03/05/2975

President’s End, il posto ideale dove nascondersi per un po’; tutte queste carcasse di stazioni spaziali e tutte quelle navi da carico che passano, nessuno mi noterà se mi metto per un po’ da una parte, all’ombra di un pannello solare bruciato.
Resto qui, aspettando e pensando, cosa posso fare? Ho al mio attivo solo un M5 Discoverer, disarmato e con un solo banco di scudi, non è affatto sufficiente per fare qualsiasi cosa, per non parlare del mio conto corrente, che contiene nemmeno 3000 miseri crediti, inutili perfino per acquistare un emettitore di raggi a impulso.

L’attesa di più di 4 ore dopo un po’ si fa fruttuosa, uno scontro a meno di 3 km da dove sono stazionato, una banda di pirati che si scontra con una pattuglia di confine Argon, i pirati hanno pure un TS, un trasporto leggero classe Mercury.
Qualche colpo di acceleratori di plasma, e la pattuglia Argon fa un rapido lavoretto dei due caccia leggeri M4 pirata, dopodichè si avventa sul trasporto, il cui pilota decide (per mia fortuna) di tirare la leva di espulsione un po’ presto, e lascia il suo TS alla ricerca di una via di fuga; i due caccia si fermano, agganciano lo sfortunato pilota, e mentre uno di essi lo trasporta via, l’altro sospinge delicatamente il TS fuori dalla rotta principale, programmando la rotta con cura affinchè vada a schiantarsi su una delle carcasse.

E’ il mio momento, attendo che i “poliziotti” si siano allontanati, scatto e mi libero dalla carcassa in cui mi ero nascosto avvicinandomi rapidamente al TS, imposto il computer del mio Discoverer in modo da seguire al passo il TS che sta derivando verso un pilone semi bruciato; esco dalla calotta con la mia tuta spaziale, dandomi una breve spinta con i piedi verso il trasporto, spinta dalla quale il mio caccia si riprende immediatamente grazie al computer di navigazione; raggiungo in una manciata di secondi, o per meglio dire sbatto contro la paratia laterale del trasporto, lotto un po’ per aprire il portello esterno dell’airlock e ce la faccio, una volta dentro scopro che il trasporto ha ancora energia, quindi do il comando di chiudere l’airlock e di compensare.

Oltrepassato l’airlock, mi fiondo attraverso la zona alloggio verso la cabina di pilotaggio, arrivo sulla sedia del pilota e mi guardo intorno: ho potenza ai motori, e il pilone è a meno di 6 metri. Agisco rapidamente, non posso fermare la deriva perchè andrei a sbattere contro il mio Discoverer, quindi do tutta potenza ai motori.

Tutta potenza ai motori di un TS significa più o meno una accelerazione costante di 1 m/s2, sommata alla velocità trasversale e alla lunghezza del trasporto, diciamo che mi è andata bene se ho solo grattato la vernice contro il pilone; se non altro ho un Mercury da far fruttare ora, anche solo a venderlo un paio di centoni li recupero.

Fermo i motori, ordino al Discoverer attraverso la console di comando di fermarsi, e controllo lo stato del Mercury: gli scudi stanno risalendo, questo significa che non sono stati danneggiati, lo scafo è aperto in due punti, ma i campi di forza di emergenza sembrano saldi e tengono, il carburante è più che sufficiente per fare almeno 15-16 settori, e ho pure guadagnato un paio di emettitori di raggi a impulsi, che penso subito di montare sul mio M5; un momento! ma la stiva?
Un rapido trasferimento attraverso la sezione alloggio e mi ritrovo davanti alla porta della stiva, che ovviamente mi dice che non c’è aria nella zona carico; apro il pannello di comando, un paio di cavi tagliati e rimessi a posto in altre posizioni e il pannello è convinto di avere a che fare con il vero proprietario del cargo, per cui accetta senza remore il mio comando di “ispezione carico”, pompando ettolitri di aria dai serbatoi verso l’airlock interno.

Una decina di secondi dopo, sono dentro la zona cargo, nella mia tuta spaziale, fregandomi i guanti assieme: ho avuto MOLTA più fortuna di quanto pensassi.

Continua…

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01 – Posti di combattimento

Posted in: Space Madness by Al O'Nerd on gennaio 05, 2009

Diario dell’Ufficiale di rotta della ISF Revenant, Kel Aylin – Data terrestre 20/04/2975

Il ponte di comando tremava sotto i piedi del capitano; gli scudi stavano reggendo, ma a questo ritmo non potevamo sapere per quanto.
“Capitano! Altri contatti sul Gravidar! Una fregata M7 classe Panther e almeno tre corvette M6 classe Dragon, si avvicinano dal centro del settore!” La voce dell’ufficiale ai sensori non sembrava nemmeno appartenere alla stessa persona con cui avevo prestato servizio negli ultimi 2 anni.
“La Oomanckrel ci sta girando dietro!” Una voce grave, l’ufficiale tattico, faceva presente che uno degli incrociatori M1 che stavamo ingaggiando era riuscita a “forzare” il blocco; “Rotta di avvicinamento, diamogli il fianco sinistro, fuoco con i disgregatori a ioni!” gridò il capitano, poi si girò verso di me “Stato del nostro ospite?” una rapida occhiata agli schermi di comunicazione, un paio di icone toccate, e avevo le informazioni: “Uno dei trasporti è a 200 metri dal jumpgate, l’altro ha ancora 2 chilometri davanti, gli serve un altro minuto abbondante”.
“Rapporto tattico!” ordinò il capitano all’aria, gli rispose l’ufficiale Teladi “Scudi al 10%, i mass driver stanno già portando via pezzi di scafo, abbiamo falle sui ponti dal 7 al 18″.

La Revenant non avrebbe retto un minuto intero.

“Tutto il personale non indispensabile sulla Tendril, prepara la navetta di salvataggio per il decollo rapido!” Un altro ordine rivolto a me, per metà nel panico, per metà sollevato, schiacciai un paio di tasti, aprendo il portello esterno e collegando il tubo diretto con la navetta di salvataggio, non realizzando appieno che il capitano aveva deciso di sacrificare la nave, per permettere ai trasporti di fuggire col carico.

Nel giro di una ventina di secondi tutto l’equipaggio rimanente fu teletrasportato sulla corvetta M6 di scorta, compresi tre membri fra gli ufficiali sul ponte; rimanemmo in tre, io, il capitano e l’ufficiale tattico, il Teladi.
Io avrei dovuto pilotare la navetta di salvataggio, uno scout M5 classe Discoverer, mentre l’ufficiale tattico aveva il compito di portare via il giornale di bordo.

Il capitano, dopo un’altra manciata di secondi, ci diede l’ordine fatidico: “Alla navetta, abbandoniamo la nave!” Aprì il portello sul pavimento e mi fece cenno di alzarmi, senza pensarci due volte lasciai il mio posto e mi posizionai sulla sedia del pilota, mentre lui premeva i due pulsanti necessari al teletrasporto.

Tempo un secondo, forse un secondo e mezzo, ero seduto al posto di guida di uno dei più veloci intercettori della forza spaziale Argon, controllando i monitor e vedendo che il Teladi era già nella sezione cargo e si stava allacciando le cinture; mi preparai a premere il pulsante dell’espulsione pneumatica dalla Revenant, l’avrei premuto non appena il capitano si fosse teletrasportato e assicurato al sedile, ma non ne ebbi l’occasione, il monitor davandi a me recitò una grande scritta bianca su una altrettanto grande fascia rossa: “OVERRIDE”, poi sentii la forza del sistema pneumatico che mi schiacciava al sedile, rompeva la sezione di corazza inferiore della M2 e ci sparava fuori.

Il capitano era rimasto sulla Revenant.

Manovrando rapidamente, feci un mezzo giro e tornai verso il ponte di comando, mentre con il computer cercavo di agganciare la traccia vitale del capitano, per teletrasportarlo a bordo, una volta agganciata venni riportato alla cruda realtà dei fatti: un M5 di salvataggio non ha armi, figuriamoci un dispositivo di teletrasporto!
Cercai di rimanere vicino alla corazzata il più a lungo possibile, mentre schivavo i colpi della M1 nemica dal lato sinistro, e delle due M7 dal lato destro; l’unica cosa che riuscii ad ottenere fu una visione in primo piano del punto in cui la Revenant si spaccò, e quasi d’istinto schizzai ad angolo retto per allontanarmi, mentre la nave che mi aveva ospitato per due lunghissimi anni esplodeva, portando con se tutto quello che mi rimaneva dei contatti con la mia famiglia.

Un altra decina di secondi di manovre evasive, e fui abbastanza lontano da poter tirare in linea retta verso il jumpgate, dove c’era il secondo trasporto che scompariva nel tunnel iperspaziale, e la Tendril che si allineava per seguirlo; con azioni automatiche mi misi dietro alla M6, pronto a seguirla nel portale, quando mi comunicarono che l’ufficiale tattico era a bordo e in sicurezza; bene, meno pensieri per me, d’ora in poi avrei avuto solo la mia vita sotto mia diretta responsabilità.

Altri cinque secondi, e la M6 sparì ad ipervelocità; toccava a me.

Uno sguardo sul gravidar, un vuoto immenso fra tre simboli rossi, un vuoto che non più di dieci minuti fa era riempito da un simbolo blu, uno che avevo imparato a considerare amico.

Altri 3 secondi, e l’antenna frontale del Discoverer toccò il flusso del portale.

Continua…

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