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Tanto per aggiornare

Posted in: Blog by Al O'Nerd on giugno 29, 2009

V2, oggi fra una fitta del mal di testa e l’altra, rileggevo i vecchi post, e ho trovato una cosa interessante:

Questo

Non ricordavo nemmeno di aver fatto un programma del genere, quindi sono andato a frugare fra le directory del mio webserver di sviluppo, ed eccolo la! Con tanto di separazione in categorie gia inserita e una ventina di oggetti posizionati!

OMG, quando non li finisco i progetti, posso dire che sia inutile, ma mai come quelli che finisco e non utilizzo -.-

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07 – La fuga

Posted in: Space Madness by Al O'Nerd on giugno 01, 2009

Diario di Erin Iovis – Data terrestre 12/05/2975

“Maledizione! ci è scappato!” l’ufficiale comandante, curvo sul display del gravidar con i pugni serrati e lo sguardo pieno di rabbia, parlava rivolto al nulla, di modo che tutti i presenti in plancia lo sentissero.

La voce dell’ufficiale tattico arrivò quasi immediatamente:”Signore, lo inseguiamo?”

Il capitano Sathran, al cui comando rispondevano più di una dozzina di navi di vario tipo, ci pensò su un secondo; “Tutte le stazioni, rapporto.”

Una decina di voci arrivarono quasi sovrapposte, da tanto erano precise nell’intervallarsi, la nave era in buono stato, scudi a metà ma in risalita, carica delle armi quasi completa, i Jaguar stavano rientrando…

“No, ci ritiriamo in posizione di attesa, non ci gioverà portare il conflitto nello spazio Argon.”

Detto questo, il capitano diede ordine di tornare nel settore “Brennan’s Triumph” ed attendere la nave di rifornimento, e di riportare me nella cella; ma passando accanto alla mappa tattica riuscii a memorizzare dove erano stazionate le navi della sua flottiglia: aveva fatto in modo di bloccare tutte le uscite dallo spazio Argon, stazionando navi da guerra in soli 3 settori: Ceo’s Buckzoid nello spazio Teladi, Emperor Mines nello spazio Paranid, e dove ci stavamo dirigendo noi, Brennan’s Triumph, nel cluster anarchico dei pirati.

Lasciava più vicino ai gate di uscita dai settori Argon dei Jaguar modificati, disarmati ma con gravidar e motori più potenti, in modo da sapere in una manciata di secondi se la nave che cercava fosse uscita dallo spazio a lei sicuro, inoltre mi era sembrato di sentire, mentre ero in plancia, dei rapporti da una nave sotto copertura, probabilmente aveva anche un infiltrato o due dietro a quel che rimaneva dei Venom, che al momento cercavano di non farsi notare.

La Oomanckrel virava sotto la spinta dei potenti motori, i Jaguar rientravano e la prigioniera umana tornava nella cella, pronta per un altro “interrogatorio”.

La cosa che agli Split riusciva male era il dosaggio della forza, raramente usavano la tortura fisica, poichè la loro forza e resistenza fisica gli rendeva molto difficile riuscire a provocare dolore senza uccidere l’interrogato, quindi erano passati ad un altro tipo di tortura, e quella funzionava bene. Mi infilavano in una tuta spaziale, senza getti direzionali, legata con un cavo di acciaio all’airlock della nave, mi cacciavano fuori e acceleravano di poco, in qualche secondo mi trovavo piuttosto vicina ai motori, con il calore e il rimbombo del deuterio che brucia; mi avevano detto che se volevo potevo sganciarmi quando mi pareva, loro non sarebbero tornati indietro a prendermi; tuttavia sapevo che senza getti direzionali sarei morta sicuramente, bruciato se andavo a finire una decina di metri indietro, oppure asfissiata se riuscivo ad evitare il contatto con il flusso di scarico dei motori, visto che progettavano con cura la rotta in modo da evitare di passare vicino a stazioni e altre navi.

Quel giorno ebbi fortuna, erano già un paio di giorni che mi facevano fare la “passeggiata”, e nei 30 minuti di permanenza nel vuoto avevo avuto modo di fare alcune prove, inoltre pareva che l’ufficiale di rotta avesse fretta, visto che la nave stava passando nel mezzo del settore invece di fare tutto il giro intorno.

Il mio carceriere mi chiuse la tuta, mi agganciò al cavo d’acciaio e mi tolse le radio-manette; io come al solito afferrai con le mani il cavo, e mi preparai alla spinta.

La porta interna si chiuse, la pressione dell’aria non veniva tolta affinchè la decompressione istantanea mi spingesse al di fuori dell’airlock, cosa che puntualmente fece, e come al solito mi ritrovai a qualche metro di distanza dallo scafo della M7, che accelerava di qualche m/s per tenermi al traino.

Rapida, dovevo essere rapida, riavvolsi una ventina di metri di cavo, tenendomi così poco più avanti degli ugelli dei motori, quando il resto del cavo entrò in tensione, usai la parte che tenevo in mano per agganciarmi allo scafo e tirarmi vicino, puntando i piedi per darmi lo slancio, ed aspettai una decina di minuti, finchè non entrò nel campo visivo ua stazione spaziale abbastanza vicina, a quel punto mi diedi una spinta con i piedi, più forte che potevo, nello stesso tempo lanciando il cavo in avanti, in modo da sfruttare quei 20 metri in più come fionda ed aumentare la mia velocità; quando il cavo cominciò a girare, prima che ricominciasse a tirarmi verso la nave, mi sganciai dal moschettone, fluttuando nel vuoto, in direzione generica della stazione, che fortunatamente era una stazione di energia, enormi rotonde piattaforme piene di celle solari, un profilo perfetto per minimizzare il rischio che correvo.

Continua…

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