Latest Entries »

Friendship

A volte per amicizia si arriva a compiere determinate azioni, a prendere determinate decisioni, che in qualche caso sono estremamente difficili da prendere, specialmente quando la scelta è “o io o il mio amico”.

Alcuni che conosco nella stessa situazione mi avrebbero detto: “fanculo, a me non ricapita, se sei un amico te ne rendi conto”, io no… per più di una volta non ho saputo fare altro che pensare “speriamo che gli vada bene”, e autodisintegrare le mie possibilità nel processo…

Tanto per chiarire, in questa cosa in realtà il nonno non c’incastra nulla, è solo una menata aggiuntiva che va a sommarsi a una situazione personale piuttosto amara…

Il mitico Jonathan Coulton ha come sempre colto nel segno appieno, da notare che il video c’entra con la canzone, ma solo le immagini che si vedono, non conosco l’anime (Black Heaven per la cronaca), e quindi non so se la storia segua la canzone… Testo degno di nota, anche se semplice, molto più profondo di quello che sembra.

Per chiunque fosse interessato, l’autore pubblica le sue canzoni e molto altro qua:

http://www.jonathancoulton.com

Il testo della canzone lo si trova nel medesimo sito:

http://www.jonathancoulton.com/songdetails/Code Monkey

So che aggiorno molto di rado, ma sappiate tutti che anche se non commento o rispondo, leggo ancora i vostri blog e i vostri commenti.

Alla prossima.

Book in the FACE!

AKA – How to start a flame war, tell aloud your opinions on something that EVERYONE else loves

Spinto dalla noia più che da altro, in settimana ho fatto un account su facebook, se vi arriva una richiesta qualsiasi da un certo Svranzio, liberissimi di ignorarlo, non se la prenderà…

La cosa che mi ha colpito immediatamente, ancora prima di effettuare il primo accesso al sito, è la completa ignoranza delle leggi sulla privacy italiane (legittima, visto che il sito è americano), in quanto al primo accesso il caro social network ti chiede la password del tuo account e-mail, quello che hai usato per registrarti: non ti obbliga ad inserirla, certo, ma già solo la richiesta è un’offesa all’intelligenza dell’utente, e l’inserircela (come quasi tutti fanno) è una offesa ancora maggiore al buon senso comune… serve che ne spiego il motivo?
In meno di cinque minuti di esplorazione del profilo e delle varie funzioni, la mia esperienza su tale social network si è trasformata in un vero e proprio studio della stupidità umana, credo che l’account durerà fino al termine dello studio, poi lo cancellerò(sempre che sia possibile).

Tanto per esporre qualche idea:

“La bacheca” – Strumento abbastanza utile, sembrerebbe un report “alla twitter” di quello che inseriscono gli utenti, dove vanno a ficcare il naso, le domande che fanno alla community; insomma, qualcosa di utile, qualcosa no, ma tutto sommato è una parte piuttosto carina.

“Il profilo” – Credevo che PHPbb avesse la possibilità di memorizzare TROPPE informazioni personali, mi sbagliavo. QUATTRO PAGINE di informazioni sulla vita dell’utente, QUATTRO, manca la pagina sulla morte, ma probabilmente l’hanno omessa per la mancanza di una valida interfaccia per inserirvi i dati, e generalmente la attuale assenza di casse da morto con connessione a internet.

“Amici” – A prescindere dalla somiglianza con la trasmissione della De Filippi, con cui ha VERAMENTE qualcosa da condividere, la richiesta e successiva quasi automatica accettazione di “amicizia” è qualcosa che ha preso l’aspetto di un punteggio (AKA “io ho più amici di te”): a parte chi sapeva che avrei fatto un account col nome di Svranzio, ben pochi di coloro che conosco si son fatti problemi ad accettare la richiesta di un perfetto sconosciuto… La domanda è una: se serve che tu sia “amico” per vedere il profilo, e se ti faccio una richiesta e la accetti senza prima chiedermi nulla, serve a qualcosa lo stato “non amico”?

Per finire, tanto a mo’ di prova, ho fatto un paio di screenshot:

Ora, sono solo io a pensarlo, o è un valido modo questo per “chiedere” il numero di cellulare (dato sensibile) senza nemmeno dichiarare come lo si utilizzerà? Quanti utenti pur di togliere quell’odioso captcha avranno consegnato il proprio numero di cellulare a chissà chi?
NOTA: mi è stato fatto notare che dopo un po’ di usi, la richiesta di verifica se ne va anche senza dargli un numero di telefono, non ho intenzione di provare, anche perchè ai fini dello studio non cambia la validità della prova.

Per il momento si conclude la mia esplorazione di questo social network, stupito (nemmeno tanto) dalla leggerezza con cui le persone rivelano ad un completo estraneo determinati dati personali, per poi andare a brontolare altrove che non vengono rispettati i propri diritti di privacy, è veramente degradante.

Tanto per chiarire il mio punto di vista, non è facebook che odio, per quanto mi riguarda semplicemente non ne trovo una personale utilità; quello che odio è la stupidità delle persone che prima si lamentano del fatto che nei negozi online non c’è la “normativa sulla privacy”, o che per funzionare per bene Android vuole il tuo username e la tua password di gmail, e poi si registrano ad un sito in cui scrivono anche il numero di peli sul culo, aggiornandolo anche se cambia la situazione.

Ok, il Keller Platz fa cagare come audio, e lo sapevamo, tuttavia la serata non è passata male, con la sorella che arriva tardi, la compagnia che arriva troppo presto, l’amico che (giustamente) protesta per aver pagato più del triplo una birra, e il giorno successivo con l’udito annientato dal rumore bianco dato dalla eccessiva esposizione dei timpani alle percussioni di una batteria che veniva sovrastata male dagli altri strumenti.
Che dire, non ho il fisico per i concerti metal, non l’ho mai avuto, e credo che mai lo avrò, ma bravissimi gli Underskin, IMO un po’ meno ma non troppo i Tarchon Fist, e capisco come mai il CD dei Draconia è gratuito (si, Elisa, ti ho copiato la battuta).

Android e Open Source

C’è stata una vera e propria doccia fredda sulla community di Android questo fine settimana; uno dei più conosciuti sviluppatori di versioni modificate (MODs) dell’ultimo sistema operativo mobile ha ricevuto una lettera di Cease & Desist da parte dei legali di Google, azienda molto legata allo stesso Android; vicenda gonfiata e diventata in breve tempo un caso eclatante a causa di due fattori secondo me: da una parte c’è l’eccessivo zelo dei legali di Google, che IMHO poteva raggiungere lo stesso risultato senza dover inviare alcunchè, considerando che il modder (Steve, AKA Cyanogen) produce le sue versioni di MOD in stretto contatto con gli stessi sviluppatori di Android; e l’altro fattore è l’abissale ignoranza e la colossale arroganza della maggior parte degli end-users, che hanno gonfiato e mal riportato quello che in realtà era una cosa che Cyanogen stava già chiarendo con Google.

La vicenda si svolge intorno ad un punto chiave: le applicazioni del pacchetto GE (Google Experience), che sarebbero in particolare: Google Search, Google Maps, Youtube e Android Market; tenendo conto di questo, passo a spiegare

La piattaforma Android è distribuita sotto licenza Apache 2.0, quindi Free & Open Source, mentre le applicazioni sono proprietarie e distribuite secondo i termini stabiliti dal produttore; nel caso specifico, Google ha limitato la distribuzione delle proprie applicazioni ai dispositivi certificati GE, che al momento attuale sono tutti gli smartphone venduti con Android preinstallato.

Ora, la licenza e la distribuzione di Android ne permette la compilazione e l’installazione anche su altri smartphone, a patto di riuscire a trovare drivers compatibili con l’hardware specifico, questo però rende la distribuzione delle applicazioni GE su tali dispositivi non conforme alle specifiche del produttore. In più, uno sviluppatore di terze parti non è autorizzato a ridistribuire le applicazioni proprietarie insieme al suo lavoro.

Questo è quello che Google contesta a Cyanogen, la distribuzione delle applicazioni GE insieme alle sue MOD, non la produzione e la distribuzione delle MOD.

L’ignoranza e la prepotenza della community, invece, ha tirato su un caso enorme sull’incomprensione che Google volesse impedire di fatto la distribuzione di MOD basate sul progetto Android, non è questo il caso, tanto che AOSP (Android Open Source Project) è liberamente scaricabile e compilabile da chiunque, e tale resterà, ha solo delle parti che per forza di cose non vengono distribuite se non sotto licenza proprietaria, ad esempio i drivers dei chip radio dei vari smartphone, decisione che spetta ai produttori di hardware e non a Google, le applicazioni Google Experience, a cui AOSP si è dovuto appoggiare per poter uscire in tempi brevi, e da cui lentamente si sta staccando, pur mantenendole nella principale integrazione.

Fonti:
Notizia della lettera C&D
Spiegazione degli sviluppatori di Android e Google alla community
Reazione del modder, Cyanogen

“Choomba, se una volta tappassi quella fogna e mi lasciassi finire, oppure vuoi ritrovarti nel mezzo della merda senza sapere da dove ci sei arrivato?” la voce ormai familiare risuonava tranquilla dall’altro lato del telefono, Good Jack sapeva che poteva avanzare qualche pretesa: “la mia pistola freme per flatlinearti fratello… modera i termini…”
“La tua pistola non mi fa paura, amico, la tua lingua è di gran lunga peggiore, potrei morire di noia a sentirti snocciolare il tuo catalogo”
Questo a Jack non fece un grande effetto, ma sapeva che Joe aveva qualcosa che valeva in ballo…
“Ho recepito il messaggio comunque, continua pure, avevamo un accordo”
“E io la mia parte l’ho rispettata, ora dove sono quelle fottute armi?”
“Rilassati amico, a parte l’accordo… perchè mi dovrei schiodare di qui e venirti appresso? Ho degli affari da mandare avanti”
La domanda spiazzò un po’ Danger joe, che non si ricordava di avergli detto nulla del genere.
“E chi ti ha chiesto di venire con me? Io ti ho dato un contatto, sta a te decidere se andare a sentire cosa vuole o no…”
“Guarda, se non sapessi che ti fai di Speed dalla sera alla mattina, non te lo chiederei di nuovo; a proposito, mi devi ancora 2000 E$”
“Riprenditeli dalle armi che mi spettano”
“No amico, questa roba scotta qua dentro” A Jack non era mai piaciuto tenere grosse quantità di merce all’interno del suo locale…
“Non è un problema mio”
“Westhaven, Westhaven… chi mi ricorda… fammi controllare…ah sì, il doc… oh beh… andrò a fargli visita allora, dopo che avrai sloggiato la ferraglia dalla mia tana”
Una sonora risata di Joe si fece strada attraverso la linea: “Se lo trovi, amico… Quello non si vede in giro da qualche anno, da quando è entrato in quella cazzo di corporazione, Humanatech, o qualcosa di simile”
Il nome non disse nulla a Good Jack, che però si appuntò mentalmente di controllarlo: “sembra roba da chiesa…”
Joe riprese la conversazione : “Comunque, te lo ricordi con chi ti ho detto di andare a parlare? Julie Electric, sta cercando gente…”
“Mi deve essere sfuggito mentre controllavo gli eurodollari… Julie Electric…” Anche questo nome non gli diceva nulla
“Sempre il solito bastardo, i soldi prima di tutto eh? per te pure l’onore è in vendita!”
“Non è vero, e lo sai…” Venire insultato in questo modo aveva sempre fatto incazzare Good Jack, e Joe lo sapeva… per questo gli piaceva farlo. “Questo è perchè non ne hai più, l’hai già venduto tutto”
GJ non era tipo da farsi prendere per il culo più di tanto però: “Non fare il figlio di puttana con me, altrimenti i tuoi giocattoli te li puoi dimenticare…”
Joe si calmò un po’, non era il caso di farlo incazzare in questo momento: “Comunque se ti interessa, la tipa sta cercando gente in gamba”
“Una chiaccherata non si rifiuta a nessuno”
“Se puoi, portati qualche chombatta con te, qualcuno che sappia menare le mani, e sai cosa intendo… a quanto ho capito c’è roba grossa in ballo”
Jack scandagliò a memoria le persone di cui si poteva fidare… “Se non sono ancora morti, ne ho uno o due, tranquillo”
Ma Danger Joe non era dello stesso avviso… “Se ti riferisci a chi dico io, non li hai più…”

So che a nessuno interessa, ma ho trovato il modo per far riconoscere al caro amico pinguino la periferica corretta quando ci si collega un HTC Dream, si tratta di aggiungere un paio di regole ad hoc nella configurazione di udev:

E’ sufficiente creare un file nella directory /etc/udev/rules.d chiamato ad esempio 51-android.rules (ho messo il 51 per seguire i consigli di un forum, che dava il 50 come “standard” per non so che programma, non ricordo), e scriverci dentro queste righe:

SUBSYSTEM==”usb|usb_device”, SYSFS{idVendor}==”0bb4″, MODE=”0660″, GROUP=”plugdev”
SUBSYSTEM==”usb|usb_device”, ATTR{idVendor}==”0bb4″, ATTR{idProduct}==”0c02″, SYMLINK+=”android_adb”
SUBSYSTEM==”usb|usb_device”, ATTR{idVendor}==”0bb4″, ATTR{idProduct}==”0c01″, SYMLINK+=”android_fastboot”

i valori 0bb4 e 0c02 si possono recuperare attraverso un “lsusb” cercando la riga effettiva del dispositivo, sono il campo “ID” concatenati da “:” ad esempio:

[root@xviluppo]~$ lsusb
Bus 001 Device 004: ID 046d:c018 Logitech, Inc. Optical Wheel Mouse
Bus 001 Device 003: ID 413c:2003 Dell Computer Corp. Keyboard
Bus 001 Device 002: ID 04cc:1520 Philips Semiconductors
Bus 001 Device 001: ID 1d6b:0002 Linux Foundation 2.0 root hub
Bus 002 Device 001: ID 0bb4:0c02 High Tech Computer Corp.
[root@xviluppo]~$

E successivamente riavviare udev con un ben piazzato

[root@xviluppo]~$ /etc/rc.d/rc.udev restart

EDIT: Aggiunta una riga che avevo tralasciato, guarda caso l’unica importante…

800 Gb (Grandi Bufale)

Un collega è arrivato in ufficio con una piccola perla, a lui regalata da un amico, che abbiamo subito messo sotto esame…

Sony Vaio 800Gb Sony Vaio 800Gb

L’oggetto a prima vista parrebbe essere una comunissima pen drive USB, che avrebbe una peculiare particolarità: sarebbe in grado di memorizzare fino a (circa) 800 Gigabytes di informazioni. (OTTOCENTOGIGA O_O WTF)
Dopo un attento esame, risulta evidente che si tratta di una bufala, in quanto la pen drive è palesemente modificata: il chip di collegamento USB riporta una massima capacità di 781Gb, Windows si rifiuta però di formattarla.
Il caro amico pinguino invece, permette di formattare la chiavetta anche per 781Gb, anche in FAT32 (O_O WTF), che ovviamente poi non viene rilevata da nessun computer, compreso quello che l’ha formattata.
La soluzione si è presentata nella sua forma più semplice: attraverso la utility “dd” di linux ho riempito la chiavetta di dati casuali, finchè non ha dato errore di “No space left on device” (Non c’è più spazio sul dispositivo), dopodichè ho creato una partizione della dimensione specifica che è riuscito a riempire, e l’ho formattata FAT32, ora Claudio (il collega) ha una pendrive perfettamente funzionante da 4Gb, sulla quale è scritto 800Gb…

In ogni caso, è sufficiente una breve ricerca su Internet per rendersi conto che la chiavetta in questione è una bufala, è segnalata su molteplici siti come tale, adesso su uno in più.

Addio

Come una cometa, che appare nel cielo all’improvviso lasciando una brillante scia fino a quando sparisce oltre l’orizzonte, così appare ora la vita di Floppy, che è cresciuto in casa nostra e ci ha fatto compagnia, lasciando una scia di felicità e un briciolo di follia, per sparire all’orizzonte improvvisamente.

Addio, Floppy.
Ci mancherai.

Night City, una “tranquilla” serata d’autunno, nel bar una chitarrista piuttosto carina sta mantenendo l’atmosfera sulle salde note di un hard rock, il locale e’ pieno della solita gentaglia ma un gruppo di ragazzetti abbastanza incazzati si e’ accatastato da un lato, vicino alla parete adiacente il palco.
“Spero che questo lavoro mi frutti di piu’ di quello scorso..” pensa Toshiyuki mentre al bancone sta sorseggiando il suo sintalcol, quando il suo pensiero viene interrotto da qualcosa che lo colpisce diretto alla nuca.
Il colpo e’ lieve, non ferisce nulla se non il suo orgoglio, che subisce un’altra ferita quando guardando in terra si rende conto che e’ stato colpito da un bicchiere vuoto, ora in frantumi sul pavimento.Lo sguardo corre verso la zona alle sue spalle, notando immediatamente due dei ragazzetti incazzati che salgono la scaletta per arrivare sul palco; uno di loro e’ palesemente il mittente del bicchiere, anche se probabilmente non era destinato direttamente al nomade, “Quei ragazzi devono imparare a pensare meglio a quello che fanno” e’ il pensiero di Toshiyuki mentre si porta alle scalette, afferrando qualcosa dentro la giacca.

“Prendiamola, facciamogliela pagare!”
Anche sopra al volume della cassa spia, Olivia sente chiaramente quello che i due individui si stanno urlando mentre avanzano verso di lei con gli sguardi torvi, mentre salgono le scale uno dei due lancia indietro il bicchiere che ha in mano, e porta la mano alla tasca dei pantaloni, salgono le scalette ed arrivano a un paio di metri da lei, quando all’improvviso uno dei due viene colpito da qualcosa e spinto da un lato.
Nello stesso istante in cui Olivia vede un terzo uomo, armato di mazza da baseball atterrare uno dei due, afferra la sua chitarra e la sventola addosso all’altro, colpendogli le gambe e destabilizzandolo; il tipo cade all’indietro, scivolando di sotto al palco, per sparire sotto ad un tavolino, l’altro invece estrae una pistola e la punta verso l’improvvisato battitore, che e’ piu’ pronto di lui e con una mazzata ben assestata gli fa volare la pistola verso l’altro lato del palco; la chitarrista finisce il lavoro sbriciolandogli la chitarra elettrica sulla nuca e stendendolo definitivamente.

I due superstiti si guardano un secondo, poi Toshiyuki rimette la mazza da baseball nella giacca, raccoglie la pistola del malcapitato e scende dal palco, avviandosi verso l’uscita, passando fra i clienti del bar che stanno facendo fragorosamente il tifo per Olivia, incitandola e chiedendo il bis e la rissa; lei invece non e’ d’accordo, e se ne va nel piccolo backstage, dove trova il suo tuttofare Gary, che si congratula per la gestione della situazione e la rassicura che l’indomani andranno ad acquistare una nuova chitarra.

A una decina di metri dall’uscita Toshiyuki nota, fra la gente che entra, la persona che stava aspettando, e la ferma.
“Che e’ sto casino? Andiamo dietro, e’ piu’ tranquillo” Lo invita il suo contatto, e si spostano anche loro verso il backstage, cogliendo cosi’ l’occasione di dare un’ultima occhiata alla chitarrista mentre se ne va.
Un paio di minuti dopo, e Toshiyuki “Dio” Saijima se ne va dal bar, con in tasca un altro lavoro da compiere, e un contatto di una persona che lo dovrebbe aiutare.

LAN Room

Tanto per rendere ancora più pubblica la mia geekitudine (si dice così?), ho allestito in casa una sala da LAN, al momento contiene 5 PC, di cui 4 che prima erano in camera mia e uno rimontato all’uopo con vari pezzi che agli altri ho aggiornato, ma se non altro adesso c’è lo spazio per collegare anche laptop vari.

Tanto per fare un po’ lo sborone, posto qualche foto (ritoccata per rendere la stanza meno orribile, perdonate la qualità delle foto, son fatte col vecchio cellulare).

N3RD_R00M 29062009231 29062009236 29062009235
29062009232 29062009234

Si, il 4° PC mostrato nelle foto è collegato ad un videoproiettore, e si, manca la foto del 5° PC, non l’ho fatta -.-